CapelloAlvento

Capello al vento, nuvole d'argento, di poco m'accontento!Sbandato al vento ondeggio di qua e di là in balìa dei miei pensieri asciutti e distratti che non vogliono raccogliersi e non voglio raccogliermi in una ciocca ordinata che odora di grasso, infiocchettata di rosa, falsamente pulita. Sono un capello al vento, un capello ribelle, che ama sentire il calore del sole sulla sua pelle. Un sole non filtrato da nuvole di false apparenze. Sono un capello, un capello al vento… Solo sciolto, son contento.

venerdì 18 ottobre 2013

I nuovi inquilini del piano di sopra - Racconto Commento di Hanta Yo


Nel post Ho suonato un tamburo Masai ... ho raccontato la mia esperienza con Hanta Yo.
Qui di seguito il commento di Hanta Yo al mio libro:


I nuovi inquilini del piano di sopra - Daniela TroncacciCara Daniela,
abbiamo letto con piacere il tuo racconto sull’Amore e l’Amicizia che nella sua semplicità rimanda all’importanza delle piccole cose e dei piccoli gesti.
Emerge la fragilità dell’essere umano e il suo bisogno di accostarsi al proprio simile per condividere e meglio comprendere le comuni paure, gioie, emozioni.
Dal nostro punto di vista il racconto è forse un po’ troppo ricco di dettagli che contribuiscono comunque allo sviluppo della narrazione.
Grazie per aver condiviso con noi il tuo racconto e buon proseguimento nella tua ricerca espressiva attraverso la scrittura!
Un abbraccio e buona estate!  Claudia e Mimmo
  
Grazie, ragazzi per aver letto il mio racconto e per il vostro prezioso riscontro!

sabato 7 settembre 2013

Sono nessuno, nessuno sia

Se mi dicessero: “La tua vita è tutta qui” io ci starei: ”Reggere la scala mentre cambia la lampadina del bagno, liberare insieme di ghiaccio il congelatore, eliminare uno scarafaggio, liberare il pavimento da un tappeto di larve di mosca…” Io ci starei.
 
E ridere di un dolce riuscito male,  arrabbiarsi per un barattolo di zucchero lasciato alla mercé delle formiche, e dividere le spese della bolletta del telefono, con i conti che non tornano mai. Io ci starei.
 
Ma non è così. Perché ci sono persone che hanno diverse sfaccettature.
 
E puoi condividere le cose più quotidiane e repellenti ma non le emozioni. E puoi rimuovere insieme le larve dal pavimento, ma non uscire insieme per un gelato, solo noi due, chissà poi perché… Forse troppo noiosa, o forse troppo quotidiano tra noi, niente di nuovo da dirci, niente da scoprire… Eppure mai una volta una frase su paure, progetti, letizie, emozioni. Si parla del tempo. Si parla di politica. E il mio corso di francese come va.
 
Superficie. Pavimento ricoperto di larve. Basilico appassito. Piante da annaffiare. Bollette da pagare. Una volta vedevamo un film insieme. Una volta leggevamo gli stessi libri. Una volta non mi ero persa ancora in quegli occhi che credevo sereni. Una volta era tanto tempo fa (mi manca). Eppure riesco ancora a trovare la calma in quegli occhi. Se si parla del tempo. Se si parla di politica. Non cerco più approvazione. Né note positive.
 
Sono nessuno. Nessuno sia. I miei occhi non vedono più. Impermeabili. Accanto: persona estranea. Che cambia una lampadina, che parla del tempo. Saluta e se ne va. “La tua vita è tutta qui”. Forse, no, a dire il vero, non ci starei. Perché manca il sorriso, manca complicità, manca un bacio. Ma soprattutto manca quel gelato e una passeggiata negata, solo noi due, a condividere - giammai un arcobaleno -  uno stesso spruzzo di smog, è un buco grande nell’esperienza di noi due.
 
Sono nessuno. Nessuno sia. Per entrambi.
 
Qualcuno cammina sul tetto di fronte. No, è solo un piccione. Capita, a volte, di vedere qualcosa che non c’è. Capita, a volte, di fissarsi in quella visione e cercarne conferme. Capita, a volte, di voler vedere serenità in quegli occhi, e sorrisi. Ci sono, forse, non per me.
 
Sono nessuno. Così sia, così sarà.
 
Se volto lo sguardo lo vedo davvero, forse, un uomo che cammina sul tetto, che davvero ci sta. Se lo guardo per quel che è, forse, mi guarderà. Chissà che non sia più sexy mentre cambia le lampadine!

sabato 10 agosto 2013

Vai dove sai che il tuo cuore... Troverà Amore!


Non andare dove ti porta il cuore, Così, meccanicamente...
Vai dove sai che il tuo cuore potrà trovare Riposo, Sicurezza, Protezione,
Calore, Nutrimento... Amore
 
03/08/2013


 
 
 

giovedì 8 agosto 2013

I nuovi inquilini del piano di sopra - Frammento 3 Racconto di Daniela Troncacci



I nuovi inquilini del piano di sopra - Daniela TroncacciSono le nove di mattina e la segretaria apre la porta a vetri dell’ufficio in cui lavora da otto anni: le nove in punto, perché la puntualità è importante e, giustamente, il suo Principale la pretende. Spalanca la porta, accende le luci, si sfila la giacca e l’appende all’attaccapanni rosso sul retro, infila la chiave in una tasca dei jeans taglia 48, prende la scopa dal ripostiglio e comincia a pulire per terra, canticchiando. Ogni tanto si affaccia per salutare qualcuno che passa. Qualche volta, quando si affaccia, guarda in su: i nuovi inquilini del piano di sopra sono arrivati da pochi giorni; i vasi di fiori sono sistemati sul balcone, alle finestre ci sono tendine bianche di pizzo. L'uomo con gli occhi da cucciolo passa davanti alla porta aperta dell'Agenzia di Traslochi con un bimbo in braccio.

   
Ti interessa leggere la versione integrale del racconto "I nuovi inquilini del piano di sopra?"

Lo puoi trovare: 
  • in formato e-pub sul sito www.lulu.com al costo di e. 2,99: visita la mia vetrina autore
  • in carta ed inchiostro (stampato in auto-produzione) presso ME! Capelloalvento@gmail.com





lunedì 8 luglio 2013

I nuovi inquilini del piano di sopra - Racconto Commento di Francesco Principato


Il poeta, romanziere, commediografo Francesco Principato, ha così commentato il mio racconto "I nuovi inquilini del piano di sopra", in una mail del 10 giugno 2013:


I nuovi inquilini del piano di sopra - Daniela Troncacci" Carissima amica,
non mi va di scrivere una recensione (non mi reputo in grado di farlo), ti voglio scrivere una lettera per come si faceva una volta, quando si scriveva con carta e penna e le parole erano molto più dettate dal cuore.
Ti ho conosciuta e ti conosco da molti anni come amica sensibile e come poetessa capace di esprimerti con parole di grande peso specifico, il peso specifico della poesia (ti ricordi dei nostri vecchi concorsi poetici su Naufragi?).
Ho ricevuto il tuo racconto Gli inquilini del piano di sopra e l'ho iniziato subito a leggere preso da una grande curiosità: il titolo mi proiettava in una grande confusione. Di cosa parlerà Daniela? di vita 'precaria'? di subaffitti e convivenze? della 'sopravvivenza? ha scritto un racconto umoristico?
Nell'attesa di scoprirlo leggendo, i pensieri rincorrevano i ricordi e cercavo di scoprire cosa sapevo di te.
Man mano che giravo le pagine, di te non riconoscevo niente, niente tranne la grande leggerezza con cui affronti le delusioni della vita, le sue storture e le sue contraddizioni. E la tua grande sensibilità.
Ti sei cimentata con un argomento difficile seppure di grande attualità e lo hai fatto senza prese di posizioni, senza retoriche rivendicazioni. Probabilmente perché non hai affrontato una questione personale, ma una querelle di alto senso civico.
Ma è il modo in cui lo hai fatto che rende questo racconto una perla: hai reso questa storia difficile... una storia 'normale'. E questo è il grande merito del tuo racconto, far apparire l'argomento affrontato (e non dico di cosa si tratta) 'una cosa normale' e, senza mai dire una parola di disgusto, hai partecipato questa 'notizia' al lettore. E qualsiasi lettore che finisce questo libro... si ritrova prima disarmato e poi trafitto dall'ingiustizia.
Ho un solo piccolo appunto tecnico: a volte hai abusato dei 'due punti', forse ce ne sono alcuni di troppo ma ciò toglie poco alla scrittura: il racconto si legge comunque in un fiato.
Ciao Sissotta e complimenti.
Francesco
p.s. Hai visto che anch'io ho usato tanti 'due punti'? :)

Grazie Francesco! Soprattutto per averlo letto, è stato per me un grande onore!!!

sabato 6 luglio 2013

Vi presento FRANCESCO PRINCIPATO, poeta, romanziere, commediografo

 
Conosciuto durante un naufragio che forse ancora non ci ha portato del tutto a riva, una conoscenza nata tra le parole e continuata tra le parole. Parole che rispecchiano la nostra anima.
 
Nato a Sciacca (Ag) nel 1958, impiegato, sposato con due figli, scrittore di romanzi e commedie, si è distinto in concorsi classificandosi finalista e vincendo premi.
 
Qui non racconterò la sua vita (per la sua biografia, opere e curiosità rimando al suo sito personale).
Riporto invece qualche cenno ritrovato inciso sulla nostra vecchia zattera:

Francesco Principato: cosa sappiamo di lui? Poco e tanto insieme. Intanto sappiamo che scrive per il teatro... Pare poi che si diletti in legge ... e ... che coltivi l'arte della memoria, difetto ben grave in un'epoca di dimenticanza come l'attuale. Sarà per tutti questi "difetti" che quello che scrive Principato mi piace?”



FRANCESCO PRINCIPATO
 
 
 



Mi piace segnalare che ha dedicato una pagina del suo sito ad una carissima amica, una naufraga che non è più riemersa, nonostante il coraggio con cui ha affrontato il mare grosso e lunghe notti di termporale… Enrica Paresce

  


 

martedì 25 giugno 2013

Ho suonato un tamburo Masai ...

E sono andata in bicicletta!
 
 
16 giugno 2013 - Abbiategrasso, una domenica all’insegna della spontaneità!
 
Con il gruppo con cui ho seguito il corso di Arte-terapia:
una conclusione, un coronamento, una continuazione... (?) Di un percorso evolutivo ed emozionale.
 
Una proposta Hanta Yo:
un invito alla sperimentazione, al gioco, alla condivisione ma anche (per me) allo sfogo.
Strumenti sconosciuti e invitanti, da accarezzare e conoscere meglio per sfruttarne le potenzialità, voglia di divertirmi e comunicare, e lasciare da parte per una volta il dolore alla mani, al cuore, al cervello.
Gli strumenti ti chiamano o ti respingono, restano muti o si lasciano suonare, senza necessità di particolari tecniche o conoscenze musicali. Ascolto, istinto e ritmo …
 
“Il ritmo è in ogni cosa”, * nei nostri respiri e nel battito del nostro cuore.
 
Così si può creare una musica condivisa, a due, a tre, a sette …
E niente stona, nessuno è fuori tempo o fuori luogo, è un’un esperienza unica e ripetibile, ma che mai sarà uguale a se stessa, difficile da spiegare perché tutta da vivere, difficilmente raccontabile, tanto personale è il modo di esserci.
 
Una giornata iniziata in maniera così emozionalmente viva non poteva che continuare con una degustazione di sapori naturali (pizza di grano macinato con mulino domestico, pasta madre con una storia di 115 anni, aglio fresco e spezie appena raccolte … in un clima di grande accoglienza e disponibilità, offerto dai nostri amici-ospiti), chiacchiere e racconti intorno ad un tavolo e una bella passeggiata in bicicletta tra i campi di papaveri e grano!
 
Un pieno di spensieratezza e felicità di cui non mi svuoterò tanto presto J
 
 
Le proposte
 
 
 

lunedì 24 giugno 2013

Link ai Naufragi...


... Una vecchia storia mai del tutto conclusa ...



Una volta c’erano i Naufragi - bottiglie affidate alla corrente e ripescate in rete.
Ora qualcuno ha trovato la sua spiaggia, qualcun altro è ancora in balia delle onde.
Ci siamo un po’ persi di vista ma mi piace inserire qui un link al sito dove sono approdati nel tempo nostri messaggi portati dalla corrente… Anche perché presto vi presenterò un naufrago ritrovato per caso mentre prendevamo il sole su uno stesso scoglio :-)



lunedì 10 giugno 2013

I nuovi inquilini del piano di sopra: Un racconto... Tra amore e amicizia



I nuovi inquilini del piano di sopra - Daniela Troncacci4. Il tuo racconto parla di amore e amicizia. Quale messaggio vorresti arrivasse al lettore?

L’amicizia è volontà e impegno, è osservare e rispettare; non è un semplice sentimento; può nascere spontaneamente, così come si può decidere di provare a costruirla (ovvio poi bisogna essere in due a volerla). A volte basta tendere una mano, inviare un telegramma, fare una semplice telefonata: gettare un amo. A volte basta accostarsi alle persone per rendersi conto che hanno nostre stesse paure, debolezze, aspirazioni, progetti, emozioni. Condividendo momenti di vita quotidiana si può prendere consapevolezza, al di là dei luoghi comuni, del senso che ha per esse l’amore e quali possano essere le difficoltà che scaturiscono dall’aver incasellato le molteplici forme che l’amore può assumere in categorie a cui non sono riconosciuti pari diritti e pari dignità. Mentre si discute su quale nome dare all’unione tra persone dello stesso sesso, ci sono uomini e donne che soffrono non per un’ideologia o per questioni di principio (o non solo), ma per problematiche concrete, di cui spesso non si è a conoscenza, non sempre perché può far comodo prendere le distanze, ma anche solo per mancanza di esperienza. Nel mio piccolo ho voluto mostrare cosa può succedere ad un uomo che perde il compagno se “nessuna carta porta il suo nome”…

domenica 9 giugno 2013

Sono stata a Medjugorje... (perché?)

... dal 24 al 29 maggio.
"Perché?", mi ha chiesto più di una persona.
Ho accettato l'invito di un'amica che me ne aveva parlato con trasporto contagioso.
Ho seguito la mia curiosità che mi porta a voler vivere in prima persona esperienze tendenzialmente positive di cui sento raccontare con la luce negli occhi e i violini nella voce... quasi mi sembra anche di odorare lo spandersi del profumo (e l'ondeggiare al vento) delle campanelle, fiori rosa-fuxia che mi ricordano la capanna di mio nonno quando ero bambina, e la sua voce che chiamava Pistola, il gatto.
Non c'era troppo tempo per pensare, sono stata invitata, ho accettato e sono andata. Così si dovrebbe (poter) fare per le cose importanti, per le cose a cui teniamo, per le cose che pensiamo ci possano arricchire.
E anche se devo risparmiare, e anche se devo ottimizzare il tempo e le energie per cercare lavoro, non sono stati denaro, tempo, energie buttati al vento... Ma questo è un altro post... :-)


 

 

domenica 12 maggio 2013

Auguri a tutte voi che siete chiamate MAMMA!!!


 
In particolare a quella che Mamma chiamo io!!!


 
(Emilia Patricelli)
 
 

Una poesia di Marilena Nocilla

 
SCINTILLE DI LUCE

Ho aperto i miei occhi e ho visto tanta luce.
Mi sono chiesta: “ perché il sole ora la produce?”
Mi sono detta che, forse, nella mia vita passata,
ero io a non vederla, ma lei c'è sempre stata.
Ho sentito una voce dentro me:
giovane donna, non ti buttare via:
rialzati e torna a vivere la poesia!
 
Questa vita è un gioco,
ma, a volte, brucia più del fuoco.
Questa vita passa in fretta,
giusto il tempo di una pedalata in bicicletta
e vedi i tuoi giorni, i tuoi mesi, i tuoi anni
trascorrere tra i sorrisi e gli inganni.
 
Ora che ho, finalmente, ritrovato me,
ho qualche risposta in più ai miei perché.
Ho scelto di riprendermi il sole,
ho scelto di metterci il cuore,
in questa vita che, anche se dovesse durare un'ora,
merita di essere vissuta ancora.
Anima mia:
vivi, ridi, sogna!
 
Ho visto scintille di luce
riaccendere i colori della mia vita
e lì mi son detta: allora non è finita!
Ho sentito una voce dentro me:
giovane donna, non ti buttare via:
rialzati e torna a risplendere di poesia!
 

Ho deciso, allora, di cogliere dal sole un raggio
e di armarmi di tanto coraggio,
di vincere le paure e di affrontare le prove future
con grinta e determinazione,
per dar voce a ogni mio sogno e a ogni mia passione.
 
(Marilena Nocilla - Copyright, 13 Maggio 2012)


venerdì 3 maggio 2013

Chiamiamomi con il mio nome :-)

ME: Daniela Troncacci
Per anni ho firmato i passaggi nella rete con nick che ancora mi porto dietro, perché ognuno rappresenta un aspetto di me:
 
CapelloAlVento è polemico e sbarazzino, osserva e racconta e non soppporta soprusi e ingiustizie
AltaMarea è un susseguirsi di ondate di immagini e sentimenti
Acquadisorgente, sincera e cristallina non ama tradimenti e falsità
Sissotta è una naufraga in cerca di una zattera su cui rilassarsi
Dada-Dadadandy è una internauta alle prime armi ma grazie ai netfriend ha imparato tante cose
Saltapicchia-Piripicchia cerca uno stelo d'erba su cui posarsi
Arcobalena si colora di gioia, ironia e fantasia
Nuvola viaggia nel cielo dei sogni e dei desideri...

Tutti questi personaggi sono ben integrati in una unica persona: Daniela Troncacci...
Incomincio ad assaporare il suono del mio nome ... E' un ulteriore segno di crescita, questo mettermi in gioco in prima persona, per intero, mostrando la faccia.
 
Ho quarantuno anni, forse è anche ora, adesso che non ho più paura di porte sbattute in faccia: so che fanno male ma posso sopravvivere! E poi... non si può piacere a tutti!!!
L'importante è imparare a piacere a se stessi, migliorando lì dove c'è qualche angolo da smussare o qualche rotondità da accentuare... E qualche sorriso in più da donare :-)
 

Nella pagina ME, un po' di biografia... segui il link!

 

domenica 28 aprile 2013

Arte(terapia): tappe di un percorso

Arteterapia) - Laboratorio il piccolo, Milano:
"i percorsi d’arteterapia rivolti ad adulti di ogni età, facilitano l’espressione creativa offrendo opportunità d’incontro con se stessi e con gli altri, utili a dare spazio a vissuti e temi personali, ad affrontare momenti di cambiamento, a scoprire nuove risorse personali. Non sono necessarie competenze o doti artistiche."
 
Qui le tappe del mio percorso da ottobre 2012 a maggio 2013:

Lunedì 12/11/2012: Vortice d'amore

Vortice d'amore,
tutta mi pervade,
nulla di più.
Dilagano scintille di cuore
fuori di me:
cercano abbracci.
E gioia sia.

(21/05/2013)


 
 
Lunedì 08/10/2012: Una pietra sul cuore
 
Un cuore che sembra esplodermi dentro
come un vulcano di rabbia e di amore,
in una spirale di emozioni contrastanti,
pur se schiacchiato, cerca di emergere
e circondarsi di energie positive.
Pesa, quella pietra sul petto,
ma è in superficie, si alleggerirà...

(28/04/2013)




Lunedì 08/10/2012: Bagliori nel blu


Il cuore aveva voglia di esplodere,
e frantumarsi in schegge di dolore...
Ma non perse mai di vista la luce...
Esplosero bagliori nel blu.

(10/05/2013)


 
 
 
 
(Prossimamente le altre tappe...)

 
 
 
 

mercoledì 17 aprile 2013

Intervista a Daniela Troncacci by Laura Bellini

 

Intervista a Daniela Troncacci


Daniela Troncacci @CapelloAlVento

 

autrice di: “I nuovi inquilini del piano di sopra”, edizioni Lulu.com

sul Blog di Dylan Berro & Laura Bellini Scrittori Emergenti


Non è stato semplice affrontare un'intervista, non sono molto abituata a parlare di me, ma alla storia che ho scritto tengo davvero tanto da decidere di mettermi in gioco, spero leggiate cosa ho risposto, mi piacerebbe sapere cosa ne pensate!!!!





martedì 16 aprile 2013

I nuovi inquilini del piano di sopra - Premessa Racconto di Daniela Troncacci



I nuovi inquilini del piano di sopra - Daniela TroncacciSilenzio. Tutto è fermo, tutto tace. L'appartamento del piano di sopra è vuoto. Non ci sono bambini, in questa via, ad animarla con la loro allegria. L'impiegata dell'ufficio di fronte mi guarda, muta, poi alza il viso verso il balcone spoglio. So cosa vuole dirmi. Qualcosa è cambiato, o tutto è cambiato. Non possiamo farci niente.
Ma io qualcosa farò. Torno dentro, mi siedo alla scrivania, e comincio a scrivere. Racconterò di come ho guardato, con i miei occhi da segretaria triste e annoiata, attraverso la porta a vetri del mio ufficio, ai due nuovi inquilini del piano di sopra... Parlerò di loro e mi sembrerà di vederli passare ancora. Chissà che un giorno non torneranno.


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mercoledì 10 aprile 2013

I nuovi inquilini del piano di sopra - Frammento 1 Racconto di Daniela Troncacci



I nuovi inquilini del piano di sopra - Daniela TroncacciI raggi del sole illuminano una stanzetta spoglia e impolverata che si affaccia su uno stretto marciapiede dissestato, polveroso, disseminato di cartacce e di cicche di sigaretta. Una ragazza dall’aria annoiata è sulla porta aperta, appoggiata al muro, a guardare il vai e vieni incessante delle auto. (...)
Osserva i due uomini più attentamente ed improvvisamente, come in un’intuizione, percepisce qualcosa di particolare nel modo in cui non si parlano, ma comunicano con i corpi che si passano accanto e si sfiorano, uno verso il portone, l’altro verso l’auto che non ha ancora finito di sfornare vasi di fiori: un tacito accordo, un prendere e portare, quasi ripetitivo, senza titubanze, senza fatica… Un camminare a tempo di adagio, tracciando con i corpi una traiettoria definita, condivisa. Un qualcosa di speciale li avvolge in uno spazio tutto loro, di loro due soli, insieme; una specie di segreto, una sorta di legame... 


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Il mio primo E-Book! Online dall'8 aprile 2013


Il mio racconto breve
I NUOVI INQUILINI DEL PIANO DI SOPRA
Due Uomini, Due Bambini per Mano e Due Borsoni colorati

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I nuovi inquilini del piano di sopra - Daniela TroncacciI signori S. non sono amici, non sono fratelli: sono i nuovi inquilini del piano di sopra; hanno tendine bianche di pizzo alle finestre e tanti vasi di piante in fiore sul balcone. Adele è la “ragazza” dell'Agenzia di traslochi; triste e annoiata li osserva passare davanti alla porta a vetri del suo ufficio. Il tempo scorre, quasi sempre uguale a se stesso, fino a quando... Qualcosa cambia, per sempre. Breve come un ricordo, intenso come un sentimento, “I nuovi inquilini del ...piano di sopra” narra la nascita di un'amicizia semplice e delicata, che, nell'inesorabilità del destino, sfugge via come vento dalle mani. Sarà silenzio, ma solo per un attimo, perché Adele, ormai scossa dal torpore, darà voce alla nostalgia ma anche alla testimonianza di un amore profondo e di un'oscurità da cui è ancor più difficile emergere, quando “nessuna carta porta il tuo nome”.


martedì 9 aprile 2013

I nuovi inquilini del piano di sopra - Frammento 2 Racconto di Daniela Troncacci



I nuovi inquilini del piano di sopra - Daniela TroncacciE’ una mattina di fine settembre inondata di sole; viene quasi voglia di andare al mare. Non è difficile sognare, con gli occhi socchiusi e un amore dolce nel cuore. La segretaria, appoggiata al muro, sull’uscio aperto dell’Agenzia di Traslochi, sogna.
I nuovi inquilini stanno traslocando. I suoi colleghi scaricano mobili dal retro di un furgone bianco per caricarli su una piattaforma aerea che li porterà al balcone del piano di sopra, dove i muscoli giovani e tonificati di un operaio dal ciuffo biondo li attendono per sistemarli nella nuova casa.
Lentamente la segretaria riemerge dai suoi più intimi pensieri, dalle sue più rosee fantasie, dalle fragili illusioni e guarda i suoi colleghi. Dal furgone escono: due divani a due posti, una libreria a scaffali, tavole di un armadio smontato. Li osserva fingendosi distratta: nota una panca in legno chiaro, un tavolo rettangolare in legno chiaro, una credenza in legno chiaro con due antine superiori in vetro decorato… Le ricordano la cucina dei suoi sogni. Vede, poi, a terra, un materasso matrimoniale coperto di stoffa giallo fosforescente e le viene un po’ da ridere. L’uomo con gli occhi da cucciolo è in finestra e controlla i lavori.
La ragazza è richiamata al suo lavoro dallo squillo del telefono. Una cliente l’ha contattata per l’ennesima volta, l’ansia nella voce stridula, per conoscere gli ultimi dettagli riguardanti il trasloco di alcuni mobili antichi da una villetta a tre piani - con una scala a chiocciola tra il secondo e il terzo piano - a un garage sotterraneo, a qualche chilometro di distanza, dove dovranno rimanere accuratamente imballati per qualche mese - la signora spera pochi, pochissimi, mesi. I mobili: “Sono pesanti, ma anche molto delicati e non sono smontabili; il letto in ferro battuto apparteneva alla povera nonna, la toletta è in ceramica dipinta a mano, il comò ha un piano in marmo e lo specchio ha una cornice intarsiata…”.


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giovedì 21 marzo 2013

Una mano sul ventre - Racconto breve

 
 
 
Le luci di Bolzano si accendono all’unisono, un coro muto che spande le sue ombre su strade deserte.
Un’ombra cammina tra gli arbusti secchi, lungo un torrente. Cammina su ciottoli asciutti da mesi; ascolta il fruscio lento di acqua stagnante. Cammina, ma non sa dove sta andando.
L’odore di fango punge narici rese insensibili da un persistente raffreddore.
Non è tardi, ma è già buio, sotto il ponte.
Le luci di Bolzano sono accese da qualche minuto, minuti che sembrano ore.
Un autobus è pronto alla stazione, attende i passeggeri per mangiarli: sono loro che gli danno la vita. Ma non c’è nessuno alla fermata. L’autobus riparte vuoto e sconsolato.
L’ombra ora è seduta su un freddo sasso bianco, levigato; avrebbe dovuto prendere quell’autobus. E’ stata accompagnata a pochi metri da lì; ma il suo accompagnatore ha svoltato l’angolo tanto presto da non accorgersi che lei aveva cambiato idea.
Ora è freddo, ha fame.
Ha preso tempo per riflettere, ma non ci riesce, la mente come annebbiata dal fumo della sua sigaretta, dal vapore del suo stesso respiro.
Non sa da quanto tempo è lì, intorpidita, sola, né triste, né felice, assorta in una insensatezza pesante; le sfugge il senso di ogni cosa; le sfugge di mano un anello, simbolo di falsità, scivola nell’acqua gelida: non è profonda, potrebbe riprenderlo; non lo fa.
Scivola una lacrima su una mano aperta e immobile abbandonata su un ginocchio piegato e immobile.
Fugge un singhiozzo ad una gola serrata.
La nebbia nella mente si dirada, i nervi si rilassano e sciolgono in pianto.
Non sa per quanto tempo rompe il silenzio della notte con il suo sfogo, non sa se qualcuno la sente ed ha pena per lei.
Poi ad un tratto il suo lamento cessa.
L’ombra getta via la sigaretta ancora accesa, si alza in piedi, sgranchisce le gambe, stiracchia le braccia. Poggia una mano sul ventre arrotondato e sulle labbra seccate dal freddo sboccia un lieve sorriso.
Guarda l’orologio: il prossimo autobus è tra venti minuti. Non sa cosa accadrà domani. Sa dove andrà; sa che non sarà sola.